Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

24/11/17

“ECOLOGIA E RADIOPROTEZIONE” - SCUOLA DI STARYJ KRIVEC - 26.10.2017



Infocentro “Cernobyl” dell’organizzazione “Radimici”
in partenariato con l’associazione italiana “Legambiente Circolo Il brutto anatroccolo”

PROGETTO “ECOLOGIA E RADIOPROTEZIONE”
(con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese)

26 ottobre 2017 – Uscita numero 9
Scuola del villaggio di Staryj Krivec

Il villaggio di Staryj Krivec si trova a circa 25 km dal capoluogo di provincia Novozybkov, nella regione di Brjansk, nella zona rimasta contaminata dall’incidente di Cernobyl del 1986. La scuola del villaggio è frequentata da 57 allievi dai 7 ai 17 anni (dalla prima all’undicesima classe).


Attività ecologica extrascolastica
GIOCO A STAZIONI «ATOMI»
sul tema
“La catastrofe alla centrale nucleare di Cernobyl.
Come preservare la salute nei territori contaminati dai radionuclidi».

L’attività è stata tenuta dalla coordinatrice del progetto, Ekaterina Bykova, insieme a 6 volontari del gruppo ecologico di “Radimici” (Stepan Sergeev, Darija D’jumina, Arina Filatova, Ekaterina Moiseenko, Sergej Džalilov e Denis Kondratenko).

All’evento del progetto “Ecologia e radioprotezione” hanno partecipato 35 scolari (classi 5-10), la direttrice e 4 insegnanti della scuola del villaggio di Staryj Krivec.

L’attività è cominciata alle 12.00 e si è conclusa alle 14.40.

Il gruppo di collaboratori e volontari di Radimici si è spostato con un pulmino.
 

SVOLGIMENTO

Nel corso del gioco a stazioni “Atomi” ai ragazzi sono state impartite informazioni su come è avvenuta la catastrofe alla centrale nucleare di Cernobyl, sulle devastanti conseguenze per l’ambiente e per la salute delle persone e, soprattutto, nelle sette “stazioni” tematiche del gioco sono venuti a conoscenza delle norme di comportamento per vivere in sicurezza nel territorio contaminato dai radionuclidi e hanno compreso quanto sia importante rispettarle per crescere sani.

Nella stazione “Prodotti alimentari” hanno diviso delle immagini con frutta, verdura, latticini, carne e altri alimenti in due categorie: “Alimenti che possono contenere radionuclidi” e “Alimenti che non possono contenere radionuclidi”. L’accento è stato posto sui prodotti del bosco in quanto nei funghi e nei frutti di bosco che crescono nei boschi attorno al villaggio il livello di radionuclidi è superiore al livello consentito.

Alla stazione “L’uomo” i ragazzi hanno verificato le loro conoscenze sul corpo umano e sulla disposizione degli organi interni. Nel corso dell’attività interattiva sono stati informati sull’effetto negativo delle radiazioni sull’organismo dell’uomo, sulle funzioni e la protezione della tiroide ecc.

Passando poi per le stazioni “Cruciverba”, “Memory”, “Invenzione”, “Scegli un riquadro” e “Atomo”, gli scolari hanno appreso e consolidato le nozioni su argomenti come: le diverse fonti di energia, la liquidazione delle conseguenze del disastro di Cernobyl, le patologie dell’uomo in conseguenza dell’irradiazione, la composizione dell’atomo ecc.

A conclusione dell’incontro a tutti i ragazzi sono stati distribuiti dépliant informativi su come vivere in sicurezza nei territori contaminati dai radionuclidi e agli insegnanti dei manuali didattici di ecologia e radioprotezione.

22/11/17

NOVOKEMP - TURNO AGOSTO 2017 - FOTOGRAFIE

Link alla galleria fotogragfica delle immagini del 4° turno di Novokemp 2017, il campo di risanamento per i bambini di Cernobyl russi a cui hanno partecipato gli studenti di russo dell'Università di Milano, nell'ambito dei progetti di scambio tra Legambiente e Radimici.

 
 

TUTTO QUELLO CHE SAPPIAMO SULLA NUBE RADIOATTIVA IN EUROPA



nube radioattiva 
Dopo le conferme della Russia sulla nube radioattiva generata da una fuga di Rutenio 106, molte persone si chiedono se devono considerarsi in pericolo

In questi ultimi giorni è emersa una notizia preoccupante, che tuttavia non ha trovato grande spazio sulle pagine dei giornali. Una nube radioattiva proveniente dalla Russia ha coperto parte dell’Europa nel mese di settembre, compresa l’Italia. Di cosa si tratta? Ed è pericolosa? Sono domande legittime, specie dopo le conferme giunte dal servizio meteorologico russo Rosgidromet, che ha trovato concentrazioni di un isotopo radioattivo – il rutenio 106 – quasi 1.000 volte sopra i limiti in una particolare zona del paese, entro cui si trova il sito nucleare di Mayak. Nel 1957, in questo impianto è esploso un serbatoio di rifiuti atomici, che ha generato una nube radioattiva di cesio, stronzio e plutonio su un’area di 23 mila kmq, sprigionando almeno il doppio dei radionuclidi dell’incidente di Chernobyl. Viste le premesse, è il caso di porsi alcune domande.

Cosa sta succedendo a sessant’anni si distanza? Gli esperti hanno rilevato la presenza di rutenio 106 (Ru-106), sottoprodotto delle reazioni nucleari: il combustibile iniziale è tipicamente uranio o plutonio e si divide in nuclei più piccoli, il cui processo di decadimento dà origine a diversi elementi radioattivi. La maggior parte ha un’emivita di pochi istanti, mentre il Ru-106 può rimanere radioattivo anche per un anno.

Data: 22.11.2017
Fonte: www.rinnovabili.it

NUBE RADIOATTIVA RUTENIO: RUSSIA AMMETTE FUGA. PROBABILE INCIDENTE A MAYAK



nube radioattiva
 
Sempre più probabile che l'origine della nube radioattiva con alti livelli di rutenio 106, che ha sorvolato l'Europa e l'Italia, sia l'impianto nucleare di Mayak, nella regione di Chelyabinsk dove nel 2013 è caduta una pioggia di meteoriti. Russia ammette di aver trovato prove di fughe radioattive.
 
E' verso la risoluzione il giallo della nube radioattiva che si è aggirata nel mese scorso sopra l'Europa. Nella nube registrati alti livelli di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si verificano naturalmente.
 
L'IRSN, l'Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare, ha escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata originata dal malfunzionamento di un reattore nucleare ipotizzando invece che l'incidente sarebbe avvenuto in un sito di trattamento del combustibile nucleare o in un centro di medicina che utilizza sostanze radioattive.

Non c'è però certezza sul luogo dove sia avvenuto l'incidente nucleare, anche se in base a modelli meteorologici, la zona più plausibile si troverebbe tra gli Urali e le Fiume Volga, quindi tra la Russia ed il Kazakistan.
 
Rosatom, ente di vigilanza del complesso nucleare russo, ha affermato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio assicurando anzi che "nei test in aerosol condotti tra il 25 settembre e il 7 ottobre sul territorio della Federazione Russa e negli Urali del sud non è stata registrata traccia di Ru-106 - eccetto in un unico punto di misurazione a San Pietroburgo" tra il 2 e il 6 ottobre considerata però "insignificante, pari a 115,5MicroBql/M3, minore di ben quattro ordini di grandezza dell'attività massima consentita dalle norme di sicurezza radioattiva".
 
 
Data: 21.11.2017
Fonte: www.mainfatti.it

20/11/17

LA CITTÀ INCANTATA

Novokemp, agosto 2017


Ho deciso di intitolare così il resoconto della mia esperienza a Novokemp, menzionando uno dei miei film preferiti che racchiude in sé valori tra cui l’importanza della famiglia, l’affetto di un amico, la capacità di adattarsi alle situazioni più difficili e, primo fra tutti, la spensieratezza.

Perché sì, in un mondo che non sa quello che vuole l’unico modo per vivere felici è essere spensierati. Questo è forse il regalo più grande che mi hanno fatto quei 150 bambini durante il tempo condiviso insieme.

Il 6 agosto prende il via un’avventura di tre settimane che coinvolge e sconvolge sette ragazze. Alle 4 di mattina, nonostante le poche ore di sonno, all’aeroporto di Malpensa era già palpabile la frenesia e l’agitazione nell’aria, oltre che sui nostri volti. Valeria, Ilaria, Carol, Giada, Jasmine e Beatrice sarebbero state le mie compagne di viaggio. Dopo 3 ore di volo atterriamo sul suolo russo: Mosca. Cogliamo l’occasione di visitarla per un giorno e mezzo, rimanendo sorprese dal piacevole clima e dall’atmosfera slava che ci circonda. La sera del secondo giorno, ci dirigiamo verso Kievskij vokzal, con i nostri bagagli da 25 kg cadauno, nemmeno fossimo dirette verso il Burundi. Ci apprestiamo a trovare i nostri posti e ad accettare le condizioni del treno, che ci ospiterà per parecchie ore, fino a raggiungere la città di Uneča nell’oblast’ di Brjansk. Sul treno incontriamo deliziosi personaggi che sempre mi porterò nel cuore, come un signore “ribattezzato” Gianfranco.

Sono circa le 5.30 di una mattina uggiosa ed arriviamo ad Uneča. È presto, ma non troppo per sorridere alla vista di Katja e Andrej, rispettivamente la nostra responsabile, o meglio “mamočka”, e il direttore del campo. In uno stato comatoso, dopo tante buche ed interminabili campagne, arriviamo a Novokemp. Troppo stanche e sconvolte per ammirare la vastità del posto, ci gettiamo sul letto. Dopo qualche ora di sonno, ci svegliamo e ci accorgiamo che il campo era già sveglio da un pezzo, che i bambini stavano salutando le proprie famiglie e i primi schiamazzi e risa si sentivano già.

Ad un primo acchito mi è sembrato come una piccola cittadina a sé. Sparse lungo il territorio ci sono sette piccole casette dove alloggiano i bambini durante la loro permanenza al campo. Sono rimasta subito colpita dai loro colori e dai personaggi di cartoni animati dipinti sui muri. Attorno c’erano la mensa, la casetta adibita a “radio”, la nostra gostinica (abergo) e tanto altro…

Nel pomeriggio siamo state accolte dagli animatori con un grande sorriso e dopo poco abbiamo capito quanto fosse complicato il loro compito: erano distribuiti due per casetta e dovevano rispondere alle esigenze dei bambini oltre che intrattenerli. La loro caratteristica principale era il sorriso. Lo abbiamo notato subito e subito è stato contagioso.

Il primo e probabilmente unico ostacolo è stata la lingua russa. Di primo impatto si è presentata come ostica, impenetrabile e incomprensibile, ma poi si è lasciata addolcire grazie al grande aiuto della nostra mamočka Katja che ci seguiva come un’ombra. È stata la nostra guida, una costante presenza materna che ci dava istruzioni e ci faceva sentire un po’ meno la nostalgia di casa. Quasi sicuramente senza di lei non sarebbe stato lo stesso, quindi un grande grazie va a lei. Giorno dopo giorno il rapporto con la lingua migliorava grazie al continuo contatto con i bambini durante le attività e alle lunghe nottate a parlare davanti al fuoco. È proprio vero che non si ha mai certezza di sapere perfettamente qualcosa fino a quando non se ne fa esperienza sul campo. I bambini, infatti, sono stati degli ottimi professori: per ore e ore ci tempestavano curiosi di domande sull’Italia e su di noi.

Durante le ore mattutine, fino a pranzo, io e Valeria ci occupavamo delle attività artistiche e poi di tutto quello che potesse riguardare la manualità, il gioco e l’arte. I bambini si divertivano a seguirci e a creare i propri lavoretti, utilizzando la loro fantasia, a volte stravolgendo il progetto iniziale, altre fidandosi ciecamente di noi, ma pur sempre producendo ottimi risultati. Ovviamente questo tipo di attività attirava i più piccini, ed è stato assolutamente appagante vivere con loro tre settimane, vederli sorridere, nonostante l’influenza che ha indebolito molti di loro. Di loro mi ha sorpreso soprattutto l’entusiasmo con cui accoglievano tutte le nostre proposte.

Dopo pranzo, si coglieva l’occasione di recuperare le poche ore di sonno notturne con la tichij čas (l’ora del silenzio), il riposino pomeridiano. Il più delle volte però quest’ora la passavamo in piscina con i collaboratori del campo o a fare la spesa, quindi niente che potesse riposare le nostre stanche membra.

Nel pomeriggio venivano organizzati dei giochi che stravolgevano del tutto l’aspetto del campo, come “il giorno degli indiani”, “natale a Novokemp”. Un’altra volta ancora Novokemp si è trasformata in una vera e propria città con aziende, negozietti, circo e cinema. Il nostro ruolo era quello di aiutare i collaboratori nell’organizzazione delle attività e a volte spettava proprio a noi spiegare ai bambini le regole del gioco.

Come dimenticare gli spettacoli “messi in piedi” in due ore? Balletti e vere proprie scenette comiche venivano preparate in pochissimo tempo! La musica accompagnava ogni ora del giorno fin dal risveglio, quando alle otto ci scuotevano le canzoni del mitico dj Maksim direttamente dall’europea San Pietroburgo a suon di Rammstein e musica pop. Queste canzoni sono state la colonna sonora della nostra avventura.

Dopo cena, quasi sempre andavamo al “klub” per ballare a ritmo di musica russa e non solo. Mi ricordo benissimo la prima volta che ho ascoltato delle tipiche canzoni pop russe, senza capirci nulla e schifandole quasi, buffo è che al termine delle tre settimane queste canzoni sono entrate nelle vene. In questa discoteca improvvisata ballavano dai più piccoli ai più grandi e i bambini erano proprio i più scatenati.

Dopo i momenti di svago era il momento della “planërka”, una riunione in cui, tutti seduti in cerchio, esprimevamo le nostre opinioni e i nostri pensieri riguardo la giornata appena trascorsa.

Grazie alla nostra Katja, abbiamo avuto la possibilità di visitare alcuni paesi vicini, meravigliandoci di come in Russia ci potesse essere ancora così tanta differenza tra ruralità e città. Siamo state accolte come vere e proprie ospiti, i paesani non hanno esitato ad essere amichevoli con noi, e incuriositi, parlavano, chiedevano foto insieme a loro e non hanno perso l’occasione di farci assaggiare delle specialità nostrane, ovviamente, immancabile la grečka (grano saraceno). Per non parlare di quel giorno in cui siamo state presenti alla festa in onore dell’inno russo, un vero spettacolo.

Inutile dire che i legami che ho costruito all’interno del campo si sono rafforzati giorno dopo giorno, permettendomi di instaurare sia con le ragazze italiane che con i collaboratori un vero e proprio rapporto di amicizia sincera, nonostante le difficoltà linguistiche. Ho imparato che se c’è il desiderio di comunicare, di trasmettere emozioni e pensieri, non importa il come e il quando, perché esiste sempre un mezzo efficace per farlo: gli occhi e il cuore. Quante volte i bambini si saranno chiesti cosa stessi blaterando, o perché parlassi così male, ma questo non li ha dissuasi dal presentarsi ogni mattina alle 10 sotto il tetto del “Papugaj kafe” (Il Caffè del Pappagallo), il nostro laboratorio. Le lunghe nottate al fuoco a parlare sono servite più di due anni di lezioni di russo all’università. Ho imparato che la Russia è molto più vicina di quanto pensiamo. A questo proposito mi porto nel cuore un motto: “dve strany, odin narod”, due nazioni uno stesso popolo, e io aggiungerei “uno stesso cuore”.

Il fatto che ci siano dei ragazzini che provengono da città contaminate dalle radiazioni passa in secondo piano, perché mai si penserebbe che vivano delle situazioni difficili visti i loro sorrisi.

Mi ero ripromessa di non piangere l’ultimo giorno, ma al klub, sedute in cerchio cantavamo “Evpatorija” e le lacrime scorrevano sui nostri visi: “Ja tebja ne skoro pozabudu”, non ti dimenticherò presto Novokemp.

Giulia Daghetta - 21 anni
Università Statale di Milano
(Mediazione linguistica e culturale)