Il blog "Le Russie di Cernobyl", seguendo una tradizione di cooperazione partecipata dal basso, vuole essere uno spazio in cui: sviluppare progetti di cooperazione e scambio culturale; raccogliere materiali, documenti, articoli, informazioni, news, fotografie, filmati; monitorare l'allarmante situazione di rilancio del nucleare sia in Italia che nei paesi di Cernobyl.

Il blog, e il relativo coordinamento progettuale, è aperto ai circoli Legambiente e a tutti gli altri soggetti che ne condividono il percorso e le finalità.

"Le Russie di Cernobyl" per sostenere, oltre i confini statali, le terre e le popolazioni vittime della stessa sventura nucleare: la Bielorussia (Russia bianca), paese in proporzione più colpito; la Russia, con varie regioni rimaste contaminate da Cernobyl, Brjansk in testa, e altre zone con inquinamento radioattivo sparse sul suo immenso territorio; l'Ucraina, culla storica della Rus' di Kiev (da cui si sono sviluppate tutte le successive formazioni statali slavo-orientali) e della catastrofe stessa.

21/07/17

LA SERVITÙ DEL SILENZIO PER LE ARMI NUCLEARI




Il Pentagono, il ministero della Difesa Usa, ha deciso di segretare la sicurezza e le ispezioni relative alle decine di atomiche dislocate in Italia. Qui già si avverte un fastidio: quello di chi, nella diffusa omertà dei media e del potere, è costretto o scoprire o ad ammettere la pesante realtà che in Italia, a Ghedi e ad Aviano, siano dislocate tante ogive nucleari. Più che in ogni altro Paese d’Europa, che complessivamente ne ha, diffuse, circa 200.

Ecco dove sono le 90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto ...

Che al tranquillo costo di 15miliardi di euro, stiamo copiosamente acquistando e assemblando nella misura di almeno 90 cacciabombardieri. E che potrebbero portare un carico atomico – del resto come gli F16 e i Tornado. Ma soprattuto proprio nel momento in cui – e potrebbe essere una «spiegazione» della vergognosa segretazione – gli Stati uniti stanno avviando la modernizzazione delle vecchie ogive stanziate a Ghedi e Aviano, e tante altre in Europa, vale a dire sostituendole con l’innesto delle nuove ogive B61-12. Per le quali, prima Barack Obama ha speso miliardi di dollari, e ora Donald Trump procede all’attuazione dell’aggiornamento micidiale. Senza escludere il timore di fughe di notizie vere, sul pericolo dei tanti «errori» accaduti che evocano lo scenario del Dottor Stranamore, e quindi la necessità di «coprire» le forze armate americane e non solo quelle.

Abbiamo la convinzione che la notizia rappresenti una vera e propria una «bomba». Perché il compromesso che ha fin qui garantito, sia per i governi nazionali e regionali, sia per le popolazioni locali – il silenzio assenso in Italia e in Europa (ma l’Europarlamento da dieci anni ha chiesto, inascoltato, lo smantellamento) è stata fin qui proprio la sicurezza. Vale a dire che fosse sufficiente l’informazione attraverso le ispezioni periodiche di scienziati, tecnici e anche politici sulle condizioni delle installazioni nucleari. Per gestire almeno il peso di una servitù militare pericolosissima. Da oggi in poi il compromesso salta: niente più informazioni sulla sicurezza degli impianti militari-nucleari. E non sapere nulla sulle ispezioni vuol dire anche non sapere dove stanno e come stanno le atomiche. Ci sarebbe di che protestare, perché se è giusta la cessione di sovranità per un organismo condiviso come l’Unione europea, cancellare il controllo sulle atomiche vuol dire cancellare per l’Italia la sovranità più decisiva, quella del controllo di sicurezza sul proprio territorio. Ma il silenzio resta la migliore forma di governo. Così continueremo nella cronaca del Belpaese che malsopporta poche migliaia di migranti, in fuga dalle nostre guerre e dalla miseria prodotta dal nostro meccanismo di sfruttamento delle risorse, e che invece al contrario, dietro elargizione di alte contropartite monetarie, ben sopporta e tace sulla presenza accanto alle proprie case, agli asili nido, alle discoteche, alle sacrestie, di decine di «insicure» e micidiali bombe atomiche.


Data: 20.07.2017
Fonte: www.ilmanifesto.it


18/07/17

DOGS OF CHERNOBYL: LOCAL VET HEADED ON UNIQUE MISSION


Dogs of Chernobyl: Local vet headed on unique mission

 

Most people think of the ruins of the Chernobyl nuclear power plant as a wasteland, devoid of life. 


In reality, there are hundreds of dogs living there, the descents of animals left behind decades ago when the area was evacuated.

Now, a local vet is heading to the area to help control the dog population and get the animals the care they need.

When the Chernobyl nuclear power plant exploded back in April 1986, 120,000 people living within 20 miles of the facility in the Ukraine were given just a few minutes to grab some personal belongings and get out.
  
Residents were told not to pack anything and to leave their pets with the expectation that they could return for them, but they never came back.

The Soviet military sent soldiers into the exclusion zone to shoot the abandoned animals, but some survived; and multiplied, to the point where, now - 30 years later,  there are stray dogs all around the power plant.

"There's probably a thousand dogs there now living in adverse conditions," said local veterinarian Terry Paik, noting that there are a lot of dogs suffering from starvation, predators and freezing cold winters.
  
Though no longer a working nuclear power plant, Chernobyl still has thousands of employees - many of whom have been feeding the dogs.  But with rabies and other diseases, it's a dangerous situation and the dog population is spiraling out of control.

That's where El Cajon vet Terry Paik comes in.
  
Later this month, Paik will be part of a team of vets from all over the world that will travel to Chernobyl to help the dogs.  Their group is called the Clean Futures Fund

"Our mission is to go and spay and neuter the dogs," Paik said. "Vaccinate [them] for rabies." 
Dr. Paik says the team will be there for a month with plans to spay and neuter 40 to 50 dogs a day. 

"The goal is to eliminate unwanted litters, obviously, and hopefully cut down the population to be a manageable population that can be cared for by the caretakers," Paik said. 
Dr. Paik has done this before - setting up spay and neuter clinics in foreign countries.; and his work doesn't end there. His team also teaches local vets modern techniques so they can continue the program after his team leaves. He plans to do the same at Chernobyl - with one big goal.

"Saving lives, making the quality of life better for as many dogs as we can," said Paik.

Data: 11.07.2017
Fonte: hwww.cbs8.com

05/06/17

AL VIA LA BONIFICA DEI FUSTI CON I FILTRI ILVA CONTAMINATI DA CHERNOBYL




I lavori alla Cemerad di Statte (Sogin)

Sono solo 86 fusti, ma valgono l’80% della radioattività presente al deposito Cemerad di Statte. Si sono concluse nella notte tra giovedì e venerdì le operazioni di bonifica, affidate al gruppo Sogin, dei rifiuti radioattivi presenti nel sito in provincia di Taranto che sono stati trasferiti agli impianti Nucleco della Casaccia (Roma). «La bonifica del Cemerad è un’operazione complessa, ma con questo primo trasporto abbiamo già trasferito i rifiuti più pericolosi nei nostri impianti per trattarli e gestirli in massima sicurezza», ha affermato Luca Desiata, amministratore delegato di Sogin. Tra il materiale spostato, anche i filtri dei camini Ilva contaminati dalle particelle radioattive rilasciate nel disastro di Chernobyl del 1986.


Data: 19.05.2017
Fonte: www.corriere.it

LO STADIO RELITTO A 2 PASSI DA CHERNOBYL




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Ed è così che ci arrivano le foto dello stadio di Chernobyl: la città che nacque a ridosso della centrale nucleare esplosa il 26 aprile 1986 si chiamava Pripyat, venne costruita nei primi anni ’70 e incontrò un vertiginoso sviluppo demografico e di attività industriale accessoria. Proprio grazie alla centrale di Chernobyl: da un minuscolo villaggio Prypiat divenne un capoluogo di provincia importante che a metà anni ’80 sfiorava i 100mila abitanti.

​Prypiat aveva il suo palazzo dello sport - soprattutto destinato a basket e pallamano - e uno stadio nuovo di zecca costruito secondo i vecchi concetti sovietici. Tutto doveva essere ogromnyy (enorme) e doveva suscitare sudditanza nella persona che entrava nella strutture: altissimi i gradoni, mastodontico l’accesso, gigantesche le vie di fuga con una piazza rotonda che circondava tutto lo stadio.

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Data: 24.05.2017
Fonte: www.calciomercato.com

NEW BELLONA REPORT SAYS RUSSIAN NUCLEAR INDUSTRY IS SPENDING ITS MONEY IN THE WRONG PLACES




Kola nuclear power plant needs a decommissioning plan ...

The risk of a nuclear accident at the Kola Nuclear Power Plant near Murmansk and only kilometers from Norway’s border with Russian, will continue to increase until it is closed – at the earliest in 2030 when it will have operated twice as long as it was designed to.  


Kola is just one nuclear power plant that Russia is letting grow old and decay while it spends the bulk of its money building nuclear power plants in other countries, a new report by Bellona has found.

Independent international experts widely consider the Kola Nuclear Power Plant to be one of the world’s most dangerous. It went into service over four decades ago, in 1973, and lacks the concrete reinforcements present in new reactor designs. This means that radioactivity could be released far easier in the event of an accident.

Although Russia makes an effort to maintain the plant, it is only becoming more worn. Most critically, the steel in its reactor vessels will become more fatigued as they continue to be exposed to radiation.

Should there be an accident at the plant, its severity is largely in the hands of the prevailing winds – which would likely focus the fallout on Murmansk’s population of 300,000, and farther to the Barents Sea. Additionally, according to wind simulation models, the country of Finnmark in northern Norway, the coastal town of Tromsø and northern Sweden would also be hit.

Despite this, there are no near-future plans to close the plant. Instead, Russia invests in continual maintenance and upgrades to Band-Aid emerging problems. Norway itself contributes money and expertise to these efforts in the hopes of delaying an incident.

“Unfortunately, this also contributes to this old nuclear plant being in operation for longer,” said Nils Bøhmer, Bellona’s general manager and nuclear physicist, who is one of the report’s co-authors. “This means that the Kola Nuclear Power Plant is an increasing safety risk for Norway.”


Data: 31.05.2017
Fonte: www.bellona.org